sabato 27 settembre 2008

La Stead dei mondi nostri

Nell’ultimo paio di giorni, per una serie di motivi che non sto a spiegare, lei dice in battuta di essersi sostituita al mio moroso. Cavoli, è vero! Mattina e pomeriggio insieme, poi anche la sera.
Così, non posso rifiutarmi di fare per lei una biografia, sui generis ovviamente. Una proposta lanciata in battuta, ma che lei non sa che sarebbe potuta diventare realtà.

Prima femmina della prole dei Monteverdi, punta a far diventare doppio il suo cognome, alla spagnola: un nome che è tutto un programma e che, di certo, le darebbe quel tono di nobiltà che il suo charme francese chiede da tempo.
Il suo pallore in viso non le impedisce di indossare quel che vuole e come vuole. “Non mi interessa, se a me va”: è il miglior modo per farsi meno problemi.

Del resto ci pensa già ogni altra cosa a creargliene: niente viene preso superficialmente da lei, ogni faccia ha la sua importanza, ogni attività merita il giusto tempo per prepararla. Così si scontra con chi ha ritmi e attenzioni anche di poco differenti.
Sorrido pensando che una volta l’ho vista con in mano la scarpa, che doveva indossare, per più di 10 minuti perché qualcuno le stava facendo un discorso e lei più di due cose insieme non le sa fare. Crea buffe situazioni al supermercato o in centro perché guardare un prodotto e rispondere alla tua domanda non son cose che può gestire contemporaneamente.
Ha un vizio irrinunciabile: il cioccolato. Potrebbe impazzire senza il suo cacao al mattino, il suo “balcone” a merenda e alcune chiazze scure sui suoi biscotti.
Eppure, a detta di Vianne nel film Chocolat, i Maya credevano che il cacao avesse il potere di liberare desideri nascosti e di svelare il destino. Allora, carissima, lascio che il cioccolato continui ad invadere la tua vita e a svelarti ciò che il futuro ha in riserbo per te.


For love alone, non lasciare sia solo il titolo di un libro, ma il motore di tutto.

venerdì 12 settembre 2008

Una serata tutta mia

Here it comes
the joy of being alone
I'm such a child on my own
just a child on my own.

Sono una di quelle tante persone che non disdegnano la buona compagnia, ma non posso negare che una volta ogni tanto mi piace avere una serata tutta mia.
Niente di particolare, nessun programma da seguire, nessun abito di gran galà da indossare, nessun orario da rispettare. Anzi, semmai si dovesse pensare a qualcosa di questi, ecco allora che già la serata non sarebbe più la stessa.
Essa deve nascere da una combinazione di elementi che vanno a creare una serie di coincidenze perfette …la mamma, spesso a casa, che quella sera esce per le prove del coro; il venerdì sera del fratello che non può pensare di rimanere a casa nel fine settimana; la serata tra amici del moroso. E così la casa è tutta tua, non devi chiedere di avere la stanza per guardare la tele, nemmeno il computer per scrivere e la radio per sentire la tua musica. Non ultimo, non devi dire che vuoi stare da sola, senza per questo rischiare di far credere che sei stufa di avere attorno altri (perché così non è!).

E tu? E tu che fai?
Tu passi il tempo a inventarti la serata, meglio se non è davanti ad un film perché rischieresti di fare solo quello, meglio se non fai ciò che potresti fare anche in un altro momento.
Una serata con te stessa, per scatenare l’artista che c’è in te, per cantare a squarciagola e non rischiare che qualcuno ti senta stonare, per strimpellare qualche accordo e non perdere la pazienza se il ritmo non è quello giusto.
Un momento per pensare a ciò che fa bene, alle piccole cose degli ultimi giorni: al nonno che si commuove al telefono, alla dolce attesa di un’amica.

Vivere la serata da sola, non dimenticando chi sola non ti fa sentire mai.

venerdì 5 settembre 2008

Tamburi lontani

Citando Baglioni per non scordar questo giorno…

Ognuno ha il suo tamburo

un solo ritmo
un canto
della comune solitudine
che noi mettemmo insieme
a starci un poco accanto
su questa via dell'abitudine

il tempo vince sempre
il tempo lui soltanto
si muove e noi restiamo immobili
finché ci porta un suono
atteso chissà quanto
e ci promettiamo indivisibili

[…]

dimmelo anche tu
che il tempo non ci ha sconosciuto

lunedì 1 settembre 2008

Fly away

Leave my wings behind me
drink my worries down the drain
and fly away to somewhere new

È iniziata con ieri una serie più o meno lunga di partenze che da un lato approvo e dall’altro vorrei limitare ad un numero sempre più ridotto. Solo per mantenere tutti vicino a me e non aver la sensazione che di ognuno possa perdere, ogni volta, qualcosa che mi sta a cuore.
Ma sono gli anni che passano, è la vita che ti spinge a fare certe scelte, è il desiderio innato dell’uomo di trovare la giusta collocazione di sé in questo mondo variopinto.
Per esperienza, un viaggio come questo, di così tanti mesi, può aiutare a mettere ordine in testa, aiutare a capire cosa si vuole veramente per il futuro. Ma il cambiamento non è solo a livello macro, quanto anche nelle piccole cose: capacità di organizzare la propria giornata, i pranzi, le spese. Cosa che, non a tutti è dato sperimentare prima di uscire ufficialmente fuori di casa.

Sono cosciente che non ci vedevamo così frequentemente e spesso, anche se la provincia era la stessa, ci tenevamo in contatto allo stesso modo di due persone poste agli antipodi della terra, ma sapere che fisicamente saremo piuttosto lontani mi trasmette la sensazione che non sarà così facile sentirci.
Se poi hai deciso di fare il topo di biblioteca, ancora peggio!

Un grosso in bocca al lupo a te e a tutti voi che avete deciso di partire per nuovi lidi, alla ricerca di alcuni mattoncini con cui iniziare a costruire le basi del vostro futuro.