domenica 30 novembre 2008

8:30

Otto e mezzo di mattina io mi sveglio colazione cappuccino
Otto e mezzo di mattina lavorare duro duro lavorare
Lavorare duro duro lavorare...

Non quadrimestri ma mensilità,
non libretto ma badge.

Domani inizia una nuova settimana con nuovi ritmi.
Le premesse sono buone: un settore che ho fortemente cercato, un ambiente che si è dimostrato molto piacevole, alcuni vantaggi da non nascondere.
Poi, certo, quando c’è di mezzo una busta paga, gli equilibri cambiano, la coscienza matura e vede ciò a cui prima non badava.

Mi aspetto che l’entusiasmo e la passione non svaniscano in fretta,
mi auguro di aver ereditato la voglia di lavorare sodo.

Lavorare duro duro lavorare…

lunedì 24 novembre 2008

Gioie e dolori

- braccio rotto a settembre: due settimane di puro relax trasformate in giorni da crocerossina;
- rottura femore: compleanno in pronto soccorso;
- infarto: ultimo dell’anno in ospedale
- ricovero: tesi senza nonno, pranzo pure

Tempo di vacanze, tempo di malori.
Per carità, non volevo augurarveli. Solo mettere per iscritto quel che puntualmente accade a intervalli regolari: quelli delle vacanze e dei momenti “belli”.
Come se il mondo dei “non più giovani” si mettesse d’accordo per far succedere tutto in quelle occasioni. Poverini, mica lo sanno loro e sono i primi che se ne dispiacciono: per questo non son qui per puntar loro il dito contro.

Ma ora succede che troppo spesso accadono queste cose e in un certo senso, quando sai che quello dovrebbe essere il momento per tirare un po’ il fiato, non ti senti autorizzata a farlo, per scongiurare che non succeda qualcosa di spiacevole.
Così il momento di gioia si vela sempre di un po’ di preoccupazione per chi lotta con incidenti di percorso.

Cure me

I just need to be touched
by silence and noise
you cure me just with time

Un respiro profondo e un po’ di voglia di impiegare il tempo in maniera diversa dai piani.

mercoledì 19 novembre 2008

Grazie perchè

Vi siete mai chiesti il perché dei ringraziamenti ad altri per una cosa che avete fatto voi?
Forse sì.
Forse no, perché la risposta è scontata.
Ma oggi mi piace soffermarmici, perché anche ciò che è scontato merita spesso di essere ripetuto. E ci son casi in cui non si cade nel banale.
Si ringrazia perché da soli non ce la si sarebbe mai fatta ad arrivare lì. Perché anche se il lavoro spetta a te farlo, sono gli incoraggiamenti che ti fanno andare avanti.

È possibile viaggiare da soli.
Ma un buon camminatore
sa che il grande viaggio
è quello della vita
ed esso esige dei compagni.


Perché partecipare ad una competizione e non vedere nessuno che ti aspetta al traguardo e peggio che perdere.
Perché fare un viaggio senza trovare nessuno che ti accoglie al ritorno è più triste che chiudersi in casa e non muoversi dalla propria poltrona.

Andare avanti
solo per andare avanti
non è il vero camminare.


A chi ieri c’era e a chi mi ha pensato:
grazie di cuore.

venerdì 7 novembre 2008

AGROdolce far niente

Il dolce far niente di chi è abituato a far niente
prende un agro sapore per chi del niente non sa che farsene


Chi l’ha detto che avere più giorni senza impegni è il massimo della vita?
Belle le vacanze, belli gli attimi di pausa, ma quando sei a casa ad aspettare di far qualcosa e vieni frenata da forze maggiori, non sempre è semplice inventarsi cosa fare: pulizie a casa, taxista per visite, … Ma gli impegni che riesci a prenderti spesso si esauriscono in breve tempo. E ti ritrovi ancora a chiederti cosa potresti fare.
Dopotutto le vacanze son belle perché fai quello che vorresti e perchè un minimo di programma ce l’hai. Anche i giorni in cui non hai particolari impegni sono un dolce far niente perché si tratta di attimi isolati.
Ma quando i giorni diventano settimane, cominciano a pesare e a non essere più così esaltanti, la mente si lancia in voli pindarici inutili e ingigantiti all’inverosimile.
Pesano per me, almeno, che con le mani in mano non vorrei mai starci.

Lo so, catapultata spero presto in un mondo diverso, rimpiangerò quest’ultimo periodo e sarò pronta a ritirare quanto ho scritto.

Il piccolo principe l’aveva già capito: “Sono ben strani i grandi”