venerdì 20 febbraio 2009

Mattino di ricordi

Avrai, avrai, avrai il tuo tempo per andar lontano,
camminerai dimenticando, ti fermerai sognando...

La soddisfazione di prendere l’autobus, il primo che passa nella giornata: ore 6:28.
Saltavo la colazione, la mia irrinunciabile colazione, per osservare quelle che per qualcuno sono solo autobus che transitano per la stazione. Ma per me non era solo quello.
E quella mattina avevo proprio voglia di uscire presto, anche se era per lavoro.
Ma non è del lavoro che volevo parlare. Piuttosto delle sensazioni e dei pensieri di quella mattina.
Uscire col buio e ripercorrere il mio vialetto e svoltare in quel parco un pochino inquietante, non lo facevo dai tempi del liceo, quando prendevo la buona vecchia “via almi”. Solo che quella mattina non dovevo fermarmi ad aspettare nessuna Mery, nemmeno prepararmi a correre perché di certo non ero in ritardo. E ad ogni passo rimbalzava sulla spalla una borsa professionale, non più un pesante zaino pieno sempre di troppi libri.

Profumo di ricordi in quella mattina.
E un sorriso si stampa in faccia, quasi a dire “com’ero buffa allora”.

Questi ricordi han già sei anni, sembra ieri se penso che i libri non li ho ancora abbandonati del tutto. Eppure son così lontani dal mio mondo di oggi: nemmeno so riconoscere alcuni compagni di classe che non ricordo di aver abbandonato solo dopo la quarta liceo.

venerdì 6 febbraio 2009

Oasis: non s’ha da fare

All my people right here, right now
D'you know what I mean?
All my people right here, right now
D'you know what I mean?
All my people right here, right now
D'you know what I mean?

Sai cosa significa? Do you know what I mean?
Io sì.
Significa che mi sono giocata il mio primo concerto per una maledettissima influenza, mai avuta di un’entità così.
Il concerto del primo gruppo che mi ha fatto avvicinare alla musica: ascoltare e riascoltare le musicassette finché il nastro non si attorcigliava per pietà, stampare i primi testi in inglese e cercare di impararne la pronuncia corretta. Quando ancora non c’era chi li suonava con la chitarra per me o, solo di recente, li metteva a tutto volume sul pc.
Niente Oasis per me.
Ancora non so come possa essere un concerto di un gruppo così famoso, ancora non so quanta gente possa esserci, come si canti, come ci si muova, come…
Niente Datchforum per me.

Poi era un mio regalo di laurea. Di laurea, cacchio! Mica ‘na roba da tutti i giorni!
Poi erano gli Oasis. Gli Oasis, cacchio. Mica fanno una canzoncina estiva e spariscono l’anno dopo, quelli.
Uff!

Cos I got the fever

Yeah I got the fever
Cos I got the fever

domenica 1 febbraio 2009

It’s raining men

It's Raining Men! Hallelujah!
It's Raining Men! Every Specimen!
Tall, blonde, dark and lean
Rough and tough and strong and mean

Ringrazio le Weather Girls dalle quali ho preso in prestito questa canzone.
It’s raining men…ma davvero succede?
Ultimamente sembra un po’ la mia situazione, quella di essere circondata da uomini. Non spasimanti, s’intende, quelli mica ne ho avuti mai a frotte (ma non mi posso lamentare di certo!).
Il luogo di lavoro è prettamente maschile: un lavoro che nasce per uomini e che non disdegna la presenza di donne, che non raggiungeranno però mai la maggioranza. Mi guardo in giro e nelle riunioni di lavoro son l’unica donna, così come in ufficio, in mensa e nelle poche occasioni che ci concediamo un caffé al bancone del bar.
I miei ragazzi di clan sono per la maggior parte maschi e pure quelli di catechismo di qualche anno fa. L'università mi ha lasciato soprendentemente qualche amico, una sola donna. Se non fosse per la ritrovata amicizia, di cui ora non potrei fare a meno, anche i migliori amici e confidenti son sempre stati solo uomini.

Non mi pesa tutto questo, lo trovo curioso: son le coincidenze della vita.
It’s raining men, alleluia!