mercoledì 30 marzo 2011

Noi del Mulino Bianco

Vorrei spezzare una lancia in favore di quelle famiglie la cui mamma sforna ancora qualche torta dal forno, il cui figlio sa ancora che non ci sono solo merendine alle 16.00 del pomeriggio e che le festine di compleanno sono belle anche se non consumate al McDonald. La pubblicità prima faceva in modo di sentirti tanto inadatta perché la tua famiglia non aveva il Mulino Bianco vicino casa e tanti campi di grano, biondi biondi come i capelli del Piccolo Principe. Ma almeno cercava di farti vedere qualcosa di genuino: in fondo credere che i biscotti venissero fatti con prodotti nutrienti di un mondo per niente inquinato faceva star bene, anche se era surreale. Ora, invece, ti propina un mondo fatto di poco tempo e tanto fritto, un messaggio subdolo, come solo la tv sa fare. E noi davanti al piccolo schermo, imbambolati e assuefatti come alcolisti anonimi ci convinciamo che l’impanatura delle cotolette non possiamo più farcela a casa e che i tortellini sono buoni solo se sono Rana. Capisco che la mancanza di tempo e gli orari tirati della giornata ci possano costringere a far scelte di comodo, ma cerchiamo di garantirci un minimo di qualità, per il bene dei nostri stomaci… e delle nostre tasche!

domenica 20 marzo 2011

Waiting for

Sono giorni questi che vorresti sapere esattamente quando succederà, per farti trovare pronta, almeno un pochino. Ma a queste cose non ci si prepara, in realtà: non è la borsa con la cartella delle analisi che ti rende pronta. È un qualcosa di così personale che per ognuna c’è un viverla e un sentirla in maniera così singolare che non bastano i tanti racconti che hai raccolto in questi mesi per credere di sapere come si farà e come andrà.

A volte ci sono momenti in cui ti dici che se succedesse adesso, avresti la predisposizione d’animo per viverla nel modo giusto. Ma adesso non senti niente, nessun dolore, nessun fastidio che ti tormenta.
Altre volte sei così pensierosa da farti trasportare dai dolori che potresti avere e dalle paure che non sai.

Non sarà l’aspettare un Godot che mai arriverà, prima o poi succederà.
Così smetterai di fare pronostici e ti sentirai più libera di pensare al dopo, di fantasticare, di provare come sarà.
Ci vuole pazienza, solo un po’ di pazienza.

lunedì 14 marzo 2011

Open your window

Il mondo oggi è pieno di cose
che si muovono e mutano continuamente,
partendo ogni giorno
verso qualche avvenire.

(Claudio Marabini)

Finalmente il sole! E ieri ho fatto due passi qui attorno, giusto il tempo di prendere un po’ di freddo ma sgranchire le gambe, in attesa di una vera camminata: un sacco di case belle, mai c’avevo fatto caso! Villette con dei signor-giardini, posticini che danno l’idea di contenere stanzette davvero carine e ben arredate.
E ai campanelli tanti nomi. Ma ho avuto l’impressione di non conoscerne granché.

Sono i nomi di quali volti e quali famiglie?

La nostra posizione qui è davvero molto bella – beh, a me piace – e quando c’è il sole fa tutto un altro effetto. Ma forse non è lo stesso effetto che colpisce la gente, quella che rimane dentro la sua villetta e non vedi nemmeno quando c’è la bella stagione e si può star fuori con una fetta di buona anguria. Se fossero solo case, e non villette, magari vedremmo qualche faccetta in più fuori, a condividere quel pezzo di mondo che è di tutti.
Ci chiudiamo nel nostro bell’appartamento, che riempiamo come se dovesse contenere tutto l’oro del mondo, e fuori? E fuori rischiamo che non ci resti niente, perché crediamo che il nostro niente sia tutto ciò che non è in casa.
Così assistiamo allo scempio di case che ospitano anche umidità: evitate che il vostro bagno vi chieda se sia troppo per voi aprire la sua finestra almeno dopo ogni doccia.
Non voglio vergognarmi di avere ancora stanze abbozzate in casa, se la mia finestra riesce ad essere spalancata qualche volta in più.

E se il mondo è pieno di cose che mutano continuamente, possiamo forse noi perderci questo spettacolo?

venerdì 4 marzo 2011

Hospital hospitable

Palazzina bianca, poliambulatori esterni;
scala 4 gialla, quarto piano, letto 18.


Quando si comincia così, a snocciolare gli interni di un ospedale con troppa padronanza, beh, è molto raro che sia perché hai tanti neonati, figli di amiche, cui far visita. E il problema non è far visita a qualcuno, ma avere qualcuno cui far visita: perché qualcosa non va, ché nessuno vorrebbe passare i propri giorni lì.
Ieri 1, oggi 2, venerdì 3, senza contare quei parenti di amici che han anche loro un posto letto.

E allora cominciano ad essere un po’ troppi, diciamocelo!

Un passo alla volta. Pensiamo positivo e continuiamo a farlo, in attesa di risultati certi e di costanti buone notizie.
Ma l’attesa snerva, sfiacca e scombussola i ritmi giornalieri: si mangia sempre troppo presto o troppo tardi, a volte un boccone in piedi per qualcuno e poi in macchina per arrivare a destinazione per tempo, per non perdere nemmeno un minuto di visita.
Fino a quando?
La speranza è di essere un’altra paziente, ma una paziente-per-piacere.