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venerdì 16 settembre 2011

Ce la farò? Ce la farò!

Primo giorno di un nuovo anno di scuola, tra tagli e lamentele. E anche se non è il primo di una lunga serie, si tratta sempre di un inizio importante. Anche l’alunno più superficiale e coraggioso, pur se lo negherà spudoratamente, si trova ad avere qualche paura la sera prima e a chiedersi come sarà questo nuovo anno. Gli scolari più seri e diligenti, che stai sicuro che sono quelli che riusciranno con ottimi voti, si chiedono se ce la faranno e se troveranno il tempo per studiare tutte le materie, tutti i giorni (un bacio, a tal proposito, alla mia nipotina che è di certo fra questi). E pure le insegnanti, troppe ormai alle prese con una nuova classe (perché il precariato è questo e tanto altro), guardano a quest’anno non senza domande e tanta speranza (una pacca sulla spalla in particolare a due valide amiche).

Non è ancora il mio primo giorno di scuola, ma va a pochi pure per me che di domande ne ho forse più di alunni e insegnanti messi assieme. Se ora tempi e rendimenti sono questi, cosa sarò in grado di fare una volta ripreso il lavoro?

Tante domande, voglia di certezze all’interrogativo “ce la farò?”, e una sola e confortante risposta: ce l’han fatta tante altre mamme, così farò anch’io!

lunedì 12 settembre 2011

Niente apparente


Se mi avessero detto prima che non sarei riuscita a fare niente, avrei risposto “impossibile!”
Un piccolo frugoletto che mangia e dorme tutto il giorno non ti può impedire di fare.
Ma il piccoletto non dorme tutto il giorno e il tempo che dedica al pasto, ormai, non è più di qualche minuto. Così ti accorgi che ci son giorni che è già alto il sole quando riesci a rifare il letto, che arrivi a sera e sei stanca morta senza aver fatto niente di quel che avresti voluto.

Ma quanto è bello ricomporre la famiglia, a sera, prendere il passeggino e godersi un po’ di frescura. Un po’ di verde del giardino e un po’ di calma del quartiere.
Lì, solo lì, riesci ad essere con la tua famiglia e a distendere i nervi, pronta per un’altra giornata di…niente apparente.

mercoledì 24 agosto 2011

Convivenza

Niente a che vedere con un discorso di moralità, di valori, a cui ho dedicato tante chiacchierate con tanta gente, almeno non in questo post.
Parlo della convivenza tra gruppi di persone, che si trovano a dividere spazi e tempi di una sana vacanza. Sana, ma che diventa insostenibile se si bada a tutte le differenze e i modi di vivere. Mi rendo conto di avere esagerato a volte, notando fin troppe sottigliezze.
"Non badarci - mi è stato detto ripetutamente - finché va bene a loro!"
Ma non è solo quella la questione. Se fosse solo una cosa che riguarda loro, famiglia, continuerei a guardarli con un po' di pena e, perché no, a riderci sopra. Ma quando la loro pigrizia, non-voglia, lentezza, comporta che sei tu, sono i tuoi, a dover correre di più...allora tutto prende un altro sapore.
Chiedo scusa, in fondo è stata una bellissima occasione per stare con chi durante l'anno non ha la possibilità di vederci per più attimi, però...

martedì 19 luglio 2011

Qualcosa per me

E' stato un anno intenso, più di tutti gli altri, più inaspettato di tutti. Tanti traguardi; uno di quegli anni in cui scegli di affrontare i gradini a due alla volta, a volte tre perché il piede lo permette. Talvolta con soste ai pianerottoli più lunghe del previsto, perché di scegliere l'ascensore manco se ne parla!
Sono stata al centro dell'attenzione per tanto e per tanti, ma per me il mio centro non ero io, non lo sono mai stata.

Tentenno ancora un po' all'idea, ma credo sia arrivato il momento di pensare a qualcosa per me, qualcosa che mi lanci verso l'alto e mi rilanci nelle cose mie.
Ottobre sarà qui presto: l'1 pronta per un'amica, il 3 per il mio lavoro e i miei nuovi tempi di mamma lavoratrice.

Sono l'elefante e non ci passo
mi trascino lento il peso addosso.

Un percorso nuovo per sentirmi bene, per vedermi bene e credere che anche se il piccolo conquisterà gli occhi di tutti, non ho motivo per mettermi sempre e solo alla sua ombra.

Dentro di me
dentro di me
ho un cuore di farfalla.

lunedì 4 luglio 2011

Strade e marciapiedi

A volte capita di non essere tanto soddisfatti delle nostre strade: troppe buche, troppi lavori in corso, troppe macchine, troppe...
Ma ti rendi conto davvero di quanto siano tenute e ben costruite le infrastrutture quando le guardi con gli occhi dei piccoli: quando il tuo pancione contiene un bimbo o quando, a parto avvenuto, ti trovi a scarrozzarlo per le vie del paese.
Allora sì che tutto acquista una dimensione diversa!
Girando in macchina anche le strade più dritte e sicure ti sembrano piene di ostacoli che prima non sentivi, e il passeggino deve districarsi in situazioni ben peggiori. Sì, perchè il marciapiede non è mai abbastanza largo e le piste pedonali terminano inaspettatamente nel nulla o nel bel mezzo di una strada tanto trafficata.

Cavoli, sempre più con gli occhi dei piccoli: ruota davvero tutto attorno a loro!

sabato 16 aprile 2011

Non c'è tempo

“non c’è tempo”
quando chiedevo un attimo in più per potermi riprendere dalla visita
“non c’è tempo, signora”
mi ripeteva l’infermiera quando chiedevo di andare in bagno
“non c’è tempo, signora, non c’è tempo”
insisteva l’ostetrica quando le chiedevo se avremmo fatto l’analgesia


E’ sembrata una corsa contro il tempo quell’ora che ha preceduto la nascita del piccolo. Eppure non c’era verso di vederlo nascere prima: in fondo non aveva poi così fretta, lui. Ma chissà poi cosa si è mosso là dentro per scatenare d’improvviso tutta questa fretta.
E lasciati correre i giorni immediatamente dopo il parto, ora riesco a ritornare con la mente a quel giorno, quel gran giorno che mi ha segnato come donna, adulta e educatrice.
Mi sembra di poter sentire ancora quelle voci che mi dicevano, incitavano, aiutavano, ricordo mio marito e la sua costante presenza, sento il primo pianto e ripenso alla mia prima carezza di quell’esserino che era nato pochi secondi prima da me e che sembrava già la copia spiaccicata dell’uomo che amo. Era proprio il nostro, il nostro piccolo scalpitante cuccioletto.
Finalmente era venuto quel tempo, il giorno che tanto aspettavo e che un po’ mi spaventava raggiungere in quei giorni di attesa.

Scusate…non c’è più tempo ora. Piange e mi cerca…non c’è tempo.

mercoledì 13 aprile 2011

41+3

“Forse ci voleva una gravidanza a farmi capire che i tempi non possono sempre essere quelli che vorrei io, che le mattine non sempre son cariche di mestieri da fare e i pomeriggi rischiano di essere più monotoni e ripetitivi di quanto ci si aspetterebbe.
Una gravidanza che ha avuto nove mesi di gloria ed ora prosegue con alcuni giorni di affanno.”

Proseguo queste righe scrivendo, ormai, a posteriori ma ben ricordando come mi sentivo in quei giorni.

Otto e mezzo di mattina io mi sveglio colazione e cappuccino
e due paste con la crema belle calde per favore caro Gino,
che mi dici stamattina come gira quest’Italia come gira,
vedo un grande movimento ma di palle soprattutto il giramento


Ed ora, in veste e contesto completamente differenti, son qui a riguardare le uniche pareti che in quei giorni potevo abitare; son qui a rivivere in quelle pareti, sicuramente e totalmente ancora per qualche giorno, e ad apprezzarle per non essere più lì sul divano a cercare di apprezzare tutte quelle ore libere da impegni.

Ora il ronzio della tv vista davanti al divano non è così insopportabile, nemmeno se il palinsesto è quello che è, la colazione la mattina ha più sapore, anche se lo zucchero in tazza non è aumentato.

domenica 20 marzo 2011

Waiting for

Sono giorni questi che vorresti sapere esattamente quando succederà, per farti trovare pronta, almeno un pochino. Ma a queste cose non ci si prepara, in realtà: non è la borsa con la cartella delle analisi che ti rende pronta. È un qualcosa di così personale che per ognuna c’è un viverla e un sentirla in maniera così singolare che non bastano i tanti racconti che hai raccolto in questi mesi per credere di sapere come si farà e come andrà.

A volte ci sono momenti in cui ti dici che se succedesse adesso, avresti la predisposizione d’animo per viverla nel modo giusto. Ma adesso non senti niente, nessun dolore, nessun fastidio che ti tormenta.
Altre volte sei così pensierosa da farti trasportare dai dolori che potresti avere e dalle paure che non sai.

Non sarà l’aspettare un Godot che mai arriverà, prima o poi succederà.
Così smetterai di fare pronostici e ti sentirai più libera di pensare al dopo, di fantasticare, di provare come sarà.
Ci vuole pazienza, solo un po’ di pazienza.

venerdì 4 marzo 2011

Hospital hospitable

Palazzina bianca, poliambulatori esterni;
scala 4 gialla, quarto piano, letto 18.


Quando si comincia così, a snocciolare gli interni di un ospedale con troppa padronanza, beh, è molto raro che sia perché hai tanti neonati, figli di amiche, cui far visita. E il problema non è far visita a qualcuno, ma avere qualcuno cui far visita: perché qualcosa non va, ché nessuno vorrebbe passare i propri giorni lì.
Ieri 1, oggi 2, venerdì 3, senza contare quei parenti di amici che han anche loro un posto letto.

E allora cominciano ad essere un po’ troppi, diciamocelo!

Un passo alla volta. Pensiamo positivo e continuiamo a farlo, in attesa di risultati certi e di costanti buone notizie.
Ma l’attesa snerva, sfiacca e scombussola i ritmi giornalieri: si mangia sempre troppo presto o troppo tardi, a volte un boccone in piedi per qualcuno e poi in macchina per arrivare a destinazione per tempo, per non perdere nemmeno un minuto di visita.
Fino a quando?
La speranza è di essere un’altra paziente, ma una paziente-per-piacere.

giovedì 24 febbraio 2011

Un mese

Un mese sulla carta, un improbabile mese nella realtà.
Scrivo da casa oggi, in un orario da ufficio che per me diventerà poco consueto per qualche tempo. Le ultime ore in azienda tra baci e saluti: ma non si tratta di ferie invernali o estive, alle quali ho abituato tutti ad assentarmi per non più di una settimana.
L’ultima rampa di scale per raggiungere il bagno, 14:37 l’ultima timbratura e via. Un po’ di vuoto, in fondo io di lavorare non mi vergogno, forse più di stare a casa.

“Fuori uno” mi hanno scritto sul desktop ieri i colleghi, tra una cicogna ed un bebè. Mi perderò i nuovi rimescolamenti, ma spero che non ci saranno malumori, non per chi va al piano ammezzato, non per chi da lì scende giù nella gabbia dei leoni.

Oggi son io e il mio divano; è giusto ed è bello così.
Ma che mese sarà?

domenica 23 gennaio 2011

Cose di case

È un periodo di sistemazioni questo. Di acquisti, di affitti, di traslochi, di investimenti. E, forse, in un tempo così, si vuole innestare una dose di speranza e di “lo si puoi fare” a tutti: come una sberla in faccia a questo mondo che, giorno dopo giorno, inneggia al contrario.
Sorrido per amici che hanno trovato una buona sistemazione e strizzo l’occhio a chi sta per raggiungere la sua.
Poi capita che ci si soffermi spesso e volentieri a fare tante considerazioni sulle proprie scelte casalinghe, come un naturale confronto e una condivisione serena su ciò che siamo e che stiamo costruendo … mattone su mattone.

Ho tante, tante cose, tantissimo da fare;
ho tutto il giorno pieno, ho anche da studiare!
Ma in fondo, in fondo al cuore, non ti scordare che:
Mattone su mattone
viene su la grande casa.

venerdì 3 dicembre 2010

Roma capoccia

Un’ora in compagnia dei propri pensieri, della tensione della pancia e della borsa con quegli appunti. Ancora in corpo l’adrenalina per la missione inglese in Italia e la consapevolezza di essersela cavata, dopotutto, sufficientemente bene (che, viste le premesse era molto più di quanto ci si aspettasse).

Roma capoccia der mondo infame,

na carrozzella va co du stranieri
un robivecchi te chiede un po'de stracci
li passeracci so'usignoli

Non si percorre una strada di Roma senza vedere qualcuno che addenta un panino, qualsiasi ora del giorno sia; non sfugge all’occhio qualcuno con una tracolla, probabilmente uno studente, non un mendicante, non qualcuno che espone all’angolo della strada qualche gingillo su una sempre più insolita bancarella.
Roma è così, frenetica ma mai caotica, vitale, con giovani e vecchi, ricchi e poveracci, romani e meno coatti.

Poi si ritorna sul treno, iniziando a capire che il tuo lavoro ti regala e ti chiede anche questo. E lasciata la carrozza, il piacere che trolley e borsa saranno finalmente sorrette non solo da te.

sabato 6 novembre 2010

Maleventum

Non fatevi suggestionare dal titolo che è solo il nome antico di quella che in realtà è una piacevole città nel cuore della Campania.

4 giorni, quasi 2000 km e tanta Coop (se fosse più vicina anche per noi qui…).
Lì dove Pesce di Zucchero confeziona sfogliatelle e tanti pasticcini, lì dove il tempo si ferma e lascia il posto a più di un paio di buone chiacchiere.
Poche rampe di scale e si è in piazza, tra una bancarella e una piccola mostra, tra un teatro e un giardino, pubblico ma allestito tra vecchie private mura rosse di un angolino suggestivo.

E poco più in là, il vigneto dei sogni e dei progetti.
La soddisfazione di fare tutto con le proprie mani, di partire dalla terra e arrivare alla tavola, e non solo per guadagnarsi il pane a fine del mese. La speranza che in futuro possano davvero costruirci una cantina e una casa come si deve e chissà forse questo un giorno sarà tutto vostro.


sabato 23 ottobre 2010

Chiamate, gridate piano

Quando credi d'esser sola
su un atollo in mezzo al mare
quando soffia la tempesta
e hai paura di annegare

Quando crolla il tuo universo
fra le righe di un giornale
quando tutto intorno è perso
e hai finito di sperare

Ci saranno sempre altri ‘quando’ sulla nostra strada, altri motivi per credere che non ci sia più niente da fare. Ma finché ci saranno questi quando, ci saranno sempre ragioni per chiamare, ci saranno sempre le forze per chiamare.

Chiama piano

sai che non sarò lontano
chiama tu chiama piano
ed arriverò io in un attimo
quell'attimo anche mio

In fondo Bertoli e Bonaffini avevano ragione:
sono i sentimenti dell'amicizia, dell'amore e degli affetti ad avere il potere di annullare le distanze.

mercoledì 29 settembre 2010

Il regalo più grande

Non amo le sorprese, non quelle che hanno bisogno di troppa preparazione per essere messe in atto. Non se richiedono un sacco di soldi, ma non disdegno la bella roba, se poi uno si decide a farmi qualcosa.
In ogni caso, questo regalo, quello di oggi, non ha prezzo. Frase fatta ma proprio vera.

Bum bum, batte il cuore bum bum
Il mondo è un girotondo. No, che non scendo ancora.

Un cuoricino, un braccino agitato: assomiglia proprio a qualcuno…

Bum bum, batte il cuore bum bum…

lunedì 30 agosto 2010

Vacanza a fagiolo

Vacanza a fagiolo, qualcuno ha scritto prima di me.
Come dargli torto!

Così con ieri si conclude una settimana di vacanza, di montagna, di tempo con amici (che si spera di non essersi inimicati). Ancora una volta insieme, ancora una volta, nonostante i tempi cambino, di acqua sotto i ponti ne è passata a fiumi e, si sa, non si è più quelli di qualche anno fa.

Giornate strane e davvero sorprendenti ma ugualmente da ricordare.

Cambiano gli equilibri, cambiano i programmi ma ancora una volta “quattro cuori e due capanne”.

giovedì 5 agosto 2010

Come una volta

Certe tradizioni non tramontano mai.
E per certi giochi si spera di non essere mai troppo grandi.

Così al ritorno da un campo piuttosto impegnativo, si ripresenta quel fogliettino minaccioso e così simpatico che ti carica di fanciullezza.
Una caccia al tesoro così lunga non la ricordavo, ancora più bella se, stavolta, fatta in coppia. Un’occasione per far conoscere quanto singolari e contorti possiamo essere NOI, se ci impegniamo.
Due serate di ricerca, qualche ora di curiosità, sorpresa del pubblico spesso presente e infine il regalo.
Regalo di per sé è già la ricerca, i foglietti che ad uno ad uno si trovano. Regalo è pensare al tempo, solitamente doppio o triplo del gioco, che qualcuno ha impiegato per te.
Appassionarsi sempre, stufarsi mai.

E continuare a non sentirsi mai troppo grandi per giocare.

lunedì 21 giugno 2010

Maschilisti nel 2010

Valletta sarai tu, se quel che vuoi è lasciar credere che un po’ di trucco e il ticchettio dei tacchi ti rendano quel che sei.
L’esperienza cresce con gli anni, la fiducia con le occasioni.
Essere giovani non è motivo per essere considerati inferiori e inadatti, essere donne non è motivo per non essere in grado di ricoprire ruoli di un certo prestigio. Pensavo che il nuovo millennio avrebbe portato in questo senso una ventata di modernità: all’età della pietra l’uomo procacciava il cibo e la donna cucinava, nel 2010 la situazione sarebbe anche potuta cambiare forse, non credete?
E invece no. Mi ritrovo a 26 anni a sbattere la testa contro una realtà che speravo avessimo lasciato alle spalle già nel secolo scorso, a discutere con chi mi capisce ma in fondo forse condivide quel che ancora c’è.

Non per questo mi arrendo.


Non mollare mai – mi avrebbe detto qualcuno. E qualcuno ancora mi dice.

domenica 23 maggio 2010

Puzzle di tempi

Tutti sanno che una delle cose più difficili quando cambi abitudini è riprendere possesso dei nuovi tempi: gestire i doveri, gli impegni ed essere tanto bravi a trovare un angolino, ogni giorno, per ciò che ci piace fare.
Così è successo con il primo lavoro, così succede ora con la mia nuova famiglia, la mia casa.

La levataccia alle 6.30 non mi pesa più da tempo, non eccessivamente. Ma farla sperimentare di riflesso a chi vive con me mi pesa un po’. Come la sveglia di un campo militare, come burattini ci scopriamo in fretta e furia e ci piazziamo davanti alla calda tazza di caffelatte. Non il tempo di due parole, che già ci sembra di avere appena tempo di vestirci e lanciarci fuori casa.
Così passa il resto della giornata e ti rendi conto che già la mezzanotte rintocca e tu non sei riuscita a far quel che volevi.

Fortuna è una situazione destinata a migliorare. Può solo migliorare, davvero.

Sembra sempre più semplice completare il puzzle giornaliero di quei tempi che la vita di scandisce.


E proprio è il tempo che passa, ora si fanno a colazione non solo 2, ma anche 4 chiacchiere.

domenica 21 febbraio 2010

È andata

E' giunta mezzanotte si spengono i rumori
si spegne anche l'insegna di quell'ultimo caffè
le strade son deserte, deserte e silenziose
un'ultima carrozza cigolando se ne va

È andata anche questa: la laurea del 2010 è arrivata e già oggi entra nel passato.
Si chiude un pezzo di storia, quella che noi abbiamo aperto qualche anno fa, mettendo piede in tante università diverse e sparse un po’ ovunque. Un inevitabile cambio di rotta per tutti, una decisa ricerca di quel pezzo di carta che ci avrebbe catapultato nel mondo in cui siamo ora, dopo 5, 6 o 7 anni. Le distanze lievitano ora, i nuovi ritmi aumentano questa naturale separazione.

Siamo tutti un po’ più vecchi, con oggi – cerco di ricordare io di tanto in tanto. E qualcuno mi ribadisce che abbiamo chiuso una porta ma stiamo per aprire un portone. Annuisco sorridendo.

Laurea? Check!
Ora a voi altri!